Il mercato cresce, ma non tutto allo stesso modo: il commento di AICMOTO ai dati di maggio 2026

04/06/2026
Aicmoto commento dati maggio

Il mercato italiano delle due ruote a motore chiude maggio 2026 con un nuovo segno positivo. Secondo i dati diffusi da Confindustria ANCMA, nel mese sono stati immatricolati 48.494 veicoli, in crescita dell'8,45% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il cumulato dei primi cinque mesi dell'anno raggiunge quota 177.662 unità, con un incremento del 13%.

Un dato solido, che conferma la fase di recupero già emersa nei mesi precedenti. Ma limitarsi alla crescita complessiva rischia, ancora una volta, di raccontare solo metà della storia.

LO SCOOTER NON TRAINA IL MERCATO: LO RIDEFINISCE

A maggio gli scooter registrano 28.909 immatricolazioni (+14,06%), le moto tornano positive ma si fermano a +1,19% con 18.113 unità, i ciclomotori restano sostanzialmente stabili a 1.472 registrazioni: la forbice non si chiude. Anzi, si allarga.

Ad aprile AICMOTO aveva già evidenziato come gli scooter rappresentassero circa il 58% del mercato delle due ruote targate. A maggio questa quota sale al 59,6%: quasi 6 veicoli su 10 immatricolati in Italia. Non siamo più davanti a un semplice segmento in buona salute, ma a un cambio di baricentro dell'intero mercato.

«Il dato di maggio conferma ciò che avevamo già osservato ad aprile», commenta Pier Francesco Caliari, Direttore Generale di AICMOTO. «Gli scooter continuano ad accelerare, mentre le moto mostrano segnali positivi ma molto più contenuti. La domanda si sta spostando verso mezzi percepiti come più pratici, accessibili e coerenti con l'utilizzo quotidiano. È un'informazione che la filiera non può permettersi di leggere con superficialità».

LA PASSIONE RESTA MA DEVE GIUSTIFICARSI

Il consumatore delle due ruote è diventato più selettivo e più attento al valore d'uso del mezzo. Lo scooter cresce perché risponde a bisogni concreti: mobilità urbana, costi di gestione, praticità quotidiana. La moto mantiene un ruolo centrale nell'immaginario, ma oggi deve confrontarsi con una domanda diversa: non basta più essere desiderabile, deve essere anche utilizzabile.

«La passione non è scomparsa», osserva Attilio Pogliani, Presidente di AICMOTO. «Ma è cambiato il modo in cui viene tradotta in acquisto. Il cliente valuta quanto userà il veicolo, quanto gli costerà mantenerlo, se potrà usarlo in città e nei trasferimenti quotidiani. Per molti anni il mercato delle due ruote ha vissuto soprattutto di emozione e identità. Oggi l'emozione c'è ancora, ma deve convivere con una richiesta molto più forte di funzionalità».

IL MERCATO TORNA POSITIVO, MA LA RETE DEVE CAMBIARE LETTURA

Il cumulato gennaio-maggio disegna un quadro favorevole: gli scooter raggiungono 101.271 unità (+16,57%), le moto crescono del 7,91% a 70.823 immatricolazioni, i ciclomotori segnano +18,12% a quota 5.568 unità.

Il messaggio più rilevante, però, riguarda la composizione della domanda. La crescita dello scooter porta volumi ma cambia anche le aspettative del cliente: tempi rapidi, disponibilità prodotto, finanziamenti semplici, assistenza efficiente, servizi post-vendita. Allo stesso tempo, il cliente moto chiede sempre più consulenza e una proposta coerente con un utilizzo meno impulsivo e più trasversale.

«I concessionari sono i primi a vedere il cambiamento del cliente, spesso prima ancora che emerga nelle statistiche», prosegue Pogliani. «Per questo il loro ruolo non può essere ridotto alla sola vendita: servono sostegno, competenze, servizi e capacità di lettura del territorio per accompagnare un mercato che sta cambiando pelle».

UN MERCATO PIÙ SELETTIVO E COMPLESSO

I dati di maggio non raccontano un mercato debole, ma un mercato più esigente. La moto non sparisce: viene scelta in modo più consapevole. Lo scooter cresce perché intercetta meglio una domanda di mobilità che cerca soluzioni immediate, efficienti e spendibili ogni giorno.

«Il rischio», conclude Caliari, «è continuare a leggere il mercato con categorie vecchie: moto da una parte, scooter dall'altra, passione contro mobilità. La realtà è più complessa: il cliente si muove tra questi mondi, li mescola, li confronta. Chi saprà comprenderlo avrà un vantaggio competitivo. Chi continuerà a ragionare come dieci anni fa, farà molta più fatica».